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Quanto può essere pesante il potere? Molto più di quanto pensassi: lotti tutta la vita per ottenerlo, dai tutta te stessa per il paese e per dimostrare che vali, nella speranza di portare un cambiamento e rendere il mondo migliore. Poi senza accorgertene ti svegli e ti ritrovi cambiata... vieni chiamata fredda, insensibile, crudele... Ma le decisioni difficili vanno prese. Ne dipendono le sorti del regno. Non importa se tutti giudicheranno le tue scelte qualsiasi cosa tu faccia, tu devi fare ciò che va fatto. Per il bene di tutti. Anche se non vedono il disegno più grande... Non curarti di ciò che dicono alle tue spalle.
Nel silenzio del mio studio privato, sento quanto potere detengo sulla punta del mio pennino. Una mia firma, ed un Generale viene celebrato ed osannato come Salvatore sulla Patria - ed il numero di vite che ha perso in un errore strategico catastrofico viene relegato ad archivi che nessuno consulterà mai. Una lettera, ed un integerrimo e capace Ministro colpevole di reticenza viene condannato allo scempio ed all'empietà - un sacrificio necessario, per preservare la Corona. Ogni scelta è corretta, ogni atrocità è giustificata. Intorno a me, sento sulle mie spalle gli sguardi dei busti dei miei antenati, ognuno un grande conquistatore della sua epoca. La loro domanda silenziosa mi perseguita. Ma questo non è il momento delle domande: il Regno necessita di una colonna imperturbabile. Ed io lo sarò.
Ho sempre scelto da sola la mia strada. La mia famiglia desiderava per me un matrimonio che li innalzasse. O forse lo desideravano per loro? La mia unica risposta furono le lunghe notti passate allo studio del Codice. La strada che conduce a divenire uno dei più illustri giudici del paese non è facile. Ma non è niente rispetto a quello che ti viene chiesto dopo. Sapevo che un Giudice deve prendere decisioni difficili. Che la giustizia deve trionfare ad ogni costo. Anche quando ci sono di mezzo i sentimenti... se lasciamo che l'empatia ci influenzi non potremmo mai essere giusti. Non importa cosa proviamo: la legge è superiore ad ogni cosa. Anche alle notti passate a gridare ed urlare.
Le mie parole curano, proteggono, ricordano a tutti di pensare alla famiglia e ai bambini… e al futuro che questi meritano. Sono il volto che rassicura la Nazione, l’erede di una stirpe cresciuta per rendere il potere solido e credibile. Mio padre prima di me, e prima ancora suo padre: una stirpe educata a plasmare il pensiero comune, a rendere il governo solido come una casa ben costruita. La Nazione ci guarda con rispetto, come si guarda un antico pilastro: solido, affidabile, necessario. E io, come quelli venuti prima di me, non ho mai deluso chi guardasse nella mia direzione. Sembro incrollabile, ma reggere questo ruolo è tutto ciò che sono: dovere che non concede tregua. E se il prezzo fosse diventare qualcosa di incompleto? Irriconoscibile? Sarei disposto a pagarlo senza esitare?
Ogni mattina sfoglio i giornali nello stesso modo in cui firmo i decreti: mani ferme, volto impassibile, scorrendo con lo sguardo fermo tutti i nomi. Molti ci addossano ogni colpa per le mancanze di questo periodo. Un'animo più debole si potrebbe lasciar tentare: ma io so che l'unico obiettivo è mantenere alta la produzione, a prescidere dal costo o dai sacrifici. Per questo ho la cieca fiducia sul mio operato. Per me ormai efficienza e precisione non sono solo lavoro, ma un'ossessione: numeri e risultati sono l’unico linguaggio che conosco per tenere a bada il caos.
Un giorno questo conflitto finirà. Per me non è un'idea, è un fatto. Lo ripeto in continuazione, mentre cammino per i corridoi dove si decide il futuro della Nazione. Ma a volte mi sembra che qualcuno non lo creda... o neppure lo voglia. La guerra non si combatte solo al fronte. La lotta va combattuta anche tra le propria fila. Inevitabile giocare di diplomazia per non rimanere inermi. Un buon ingranaggio non può incepparsi, per nessuna ragione. Guardo le carte sul mio tavolo. L'operazione Vallechiara. Potrebbe essere l'ultima ghiera da sbloccare per portarci tutti in salvo.
Solo ora, con l'età adulta, sono riuscita a comprendere lo sguardo freddo e distante che mi destinava mio padre, il vecchio Re. E la felicità che invece lo ha colto quando ha posato per la prima volta gli occhi su mio fratello, ancora in culla. La mia vita è una lotta silenziosa, continua, senza tregua. Il dovere mi impone compostezza, misura, obbedienza alle regole delle sale del potere. Ma il mio cuore è mio, e solo mio. Mi avete obbligata ad imparare l'arte dell'ombra e dell'invisibilità. E a chi mi vede unicamente come un ornamento, una pedina dinastica da muovere sulla scacchiera del Continente, capirà ben presto quanto io sia stata una buona allieva.
Un uomo di Dio. Ecco cosa vedono in me: calma e grazia, risposte nette che sembrano scendere dall’alto come verità indiscutibili. Nell’entrare in una stanza, gli sguardi si posano su di me come mani bisognose: cercano guida, assoluzione, una soluzione che plachi le coscienze… e nonostante i sussurri che cercano di minare i miei traguardi e la mia posizione, continuo a portare avanti la mia croce con costanza e dedizione; perchè sono immensamente privilegiato, e ne sono fin troppo consapevole. Chi si lamenterebbe di vivere una vita come la mia, di essere un faro e speranza per chi naviga nelle acque travagliate della vita? Chi non vorrebbe vivere la mia vita, mi domando spesso? E a tratti mi domando se la risposta, alla fine di tutto, non sia… “io”.
Ho sempre creduto che fare “la cosa giusta” fosse una scelta chiara, lineare. Poi sono entrata a Corte. Poi sono diventata la promessa sposa del Re. Poi è arrivata la guerra. Ora ogni mio gesto pesa più di quanto avessi mai immaginato. Ogni parola viene ascoltata, interpretata, distorta. Non sono ancora Regina, ma già porto sulle spalle l’ombra della Corona e le aspettative di un intero Regno che soffre, combatte, muore. Ausonia non ha bisogno dei miei ideali: ha bisogno di stabilità, di simboli, di una futura Regina irreprensibile, composta, devota. E io devo esserlo, anche quando dentro di me qualcosa si spezza. Ogni rinuncia viene lodata come virtù; ogni esitazione, come debolezza da correggere. Il dovere mi avvolge come un abito troppo stretto: elegante, necessario, soffocante.
Non avrebbero fatto meglio di me, lo so. Sarebbe stato uno sforzo inutile per chiunque. Eppure mai un santo Spirito ha tentennato, in tutti gli anni in cui, prima di me, hanno servito questo Stato. Ma erano altre persone, altri tempi. Ho l'impressione che manchi sempre qualcosa. Le scorte di medicinali sono esaurite, ed il mio tavolo è coperto da lettere, di richieste, di suppliche. Ora non c'è il lusso del tempo di pensare, di calcolare, di pianificare. Da me vogliono solo soluzioni chiare e immediate. Io vorrei solo potermi addormentare sapendo che la mia prossima firma non corrisponda ad un nuovo nome su una lapide.
L’inno si innalza potente. La mia voce canta la nota sbagliata. Chiudo la bocca per un secondo, un colpo di tosse, poi riparto, seguendo gli altri.
La propaganda richiede convinzione, fede nel messaggio, un senso del dovere che va seguito con convinzione. Ma io… l’ho mai davvero posseduto? Mi sento la persona giusta nel posto sbagliato, incastrato in un ruolo che non sento mio, che a volte mi sembra inutile. O, forse, sono io ad esserlo qui dentro. Se solo sedessi ad un posto diverso... forse allora non sentirei questo senso di inutilità che mi attanaglia il cuore. Finora sono riuscito a coprire bene la mia incompetenza: così mi ripeto ogni notte prima di chiudere occhio. Forse è fortuna, forse è l’abitudine degli altri a non guardare troppo a fondo quando ti trovano una presenza piacevole. Io sorrido, annuisco, recito la parte che mi è stata assegnata, burattino dai fili scomposti che danza al di fuori del ritmo della musica, in attesa di un’indecorosa uscita di scena… o qualcosa di meglio, qualcosa di più.
Prima di entrare al Ministero le cose erano diverse. Ricordo ancora un caso, un bambino gravemente malato, che abbiamo accudito per mesi a casa, quando non c'era spazio nei letti dell'ospedale. Hanna lo ha accudito come un figlio. Ora cerco di fare lo stesso: ascoltare, cercare soluzioni, provare a tenere assieme una ferita impossibile da rimarginare. In fondo, non è cambiato poi tanto. Di certo, la pressione è la stessa. Solo ora non sono più io a occuparmi di operazioni e suture... ma di chi mandare a farle al fronte.
La provvidenza può svoltare la vita: da fuggitiva di un paese decaduto a stimata funzionaria della giustizia di questo regno. Molti credono che i miei risultati siano frutto solamente del ruolo di tuo marito, ma sono sempre stata brillante. Certo, lui mi ha aiutato a splendere anche dopo che aver perso tutto. La giustizia deve assicurare il benessere alle persone care: nulla viene prima di loro, nemmeno la Nazione. So bene gli sguardi che mi vengono rivolti quando il mio cognome viene pronunciato... ma io ho conosciuto due mondi, due culture, due sensibilità. Sono un punto di riferimento per tutti coloro che hanno trovato rifugio in questo Regno, e non intendo deluderli.
Pezzo dopo pezzo, sacrifico parti di me. Giorno dopo giorno, tutto ciò che faccio è per il bene di Ausonia. Questa è sempre stata l'unica certezza. Fin da quando venni scelta, ormai molti anni fa, come futura Regina. Ho dovuto lasciare la mia vita, i miei affetti, per sedere su un trono in cui l'aspettativa era la semplice e totale perfezione. Ho rivestito quel ruolo con devozione. Il popolo guarda a noi della famiglia reale con occhi pieni di speranza, e sta a noi rispettare le sue aspettative. Mio marito è morto giovane, lasciando sul trono un ragazzino troppo giovane per portare una corona troppo pesante. Le stanze del potere sono infide e crudeli, ed ho dovuto imparare a navigarle. I pilastri sono la Famiglia, Dio e la Nazione. Lo sono sempre stati. E sempre lo saranno. Non importa che con ogni nuova scelta, io sento di tradire un altro pezzo di me.
Un esercito marcia sul suo stomaco. E' questa la nuda verità. Hanno un gran dire i Generali, che si riempiono la bocca di parole come Valore, Onore, Sacrificio. Ma i soldati che non mangiano sanno solo una cosa: che hanno fame. Non possono correre verso la trincea avversaria, il loro occhio non può prendere la mira e non possono infilzare i nemici se non hanno la pancia piena. E lo stesso dicasi per chi quel cibo lo deve crescere od allevare. Ed è questo che faccio io: far sì che tutti possano mettere qualcosa sotto i denti. Ma non è facile spiegare ad un militare vanaglorioso che un contadino che coltiva patate è altrettanto importante ed eroico del soldato che, grazie a quelle patate, avrà abbastanza forze per conquistare i nostri obiettivi strategici. E non solo i combattenti devono nutrirsi, ma anche gli operai delle fabbriche di armi. Tutti in questa guerra non pensano che a dare la Morte, io penso a come mantenere in vita tutti quanti noi.
In queste antiche sale sentirete ripetere a profusione retoriche sulla natura del potere. Lascio agli altri i discorsi pomposi: io ho imparato presto che il dovere non è una catena, ma una maschera, da indossare con grazia ed eleganza. L'ombra della Corona è fredda. Avete dubbi? Su, elencatemi i figli minori delle precedenti generazioni reali. Ma non sarà questo il mio destino. Lo sdegno che mi riservate è solo invidia per un vita spesa appieno. Mi vedete presenziare alla vita mondana, ricoprirmi di scandali e riempire i giornali del mio nome. Non mi vedete contare i passi, misurare le parole, archiviare i torti. Ma non dimenticarli. In guerra come a Corte, sopravvive chi sa essere indispensabile senza mai essere esposto.
Ho sempre creduto che la guerra fosse solo rumore lontano, un ronzio destinato a finire prima di intaccare davvero la mia vita. Ho abitato a lungo una gabbia dorata, elegante e comoda, con i miei gioielli e con una vita fatta di agio e leggerezza; protetta dal mio ruolo e da chi mi teneva al sicuro nell’ombra, ho vissuto per molto tempo nel quieto vivere che si addice ad una donna del mio ceto sociale. Ma il conflitto si trascina, e con esso qualcosa in me si incrina: emozioni nuove, scomode, che non so ancora nominare, e che sembrano non accingersi a spegnersi. Continuo a sorridere e a plasmare immagini rassicuranti, mentre fuori il mondo preme contro le mura e mi costringe a guardare: specularmente, anche il mio mondo interiore preme contro le pareti della mia anima, inquieto. E ogni giorno diventa più difficile fingere che nulla stia cambiando.
Ci troviamo di fronte ad un difficile problema. Le fila del nostro esercito si assottigliano sempre di più, mentre le carceri sono più affollate che mai. Nuovi fucili a retrocarica, cannoni dalla canna rigata, bombe a mano; le armi sono sempre più avanzate e mietono sempre più vittime. La quasi totalità delle risorse del paese vengono dilapidate per le spese di guerra, mentre mancano operai che lavorino nelle industrie o contadini che coltivino i campi. Questo genera povertà e fame, rendendo le persone disperate e aumentando il numero dei crimini. Quale migliorr soluzione allora, che non far arruolare i detenuti? Possono scegliere: o la galera o il campo di battaglia. Sono convinto di questa scelta. Tanto che l'ho dimostrato in prima persona, con il sangue del sangue, fulgido esempio della mia dedizione alla Patria.
"La Santa Provvidenza è Patria. La Santa Provvidenza è Fede. Il Timore dei Santi è legge, e il nostro compito è ricordarlo senza tregua. Chi crede di credere ma devia dalle buone azioni è già perduto. Il Santo dei Santi perdona chi riconosce l’errore e ritorna all’ovile; per gli altri non c’è redenzione. Guai ai lupi travestiti da agnelli, a chi persevera con diabolica protervia. Noi, Guide Spirituali della Nazione, dobbiamo proteggere il gregge." Questo, ripeto ogni giorni. Io vorrei davvero salvare tutti. Ma per farlo, non possiamo tollerare deviazioni dalla Fede. Ogni passo falso è un rischio di cadere nell'abisso. Ogni imparzialità... diventa una ferita aperta.
Nell'entrare a Corte, sento un brivido elettrizante che mi corre le vene. Oggi è il gran giorno! Finalmente la mia creazione potrà venire presentata, ed io mi nutrirò degli sguardi attoniti dei presenti, come un colibrì che si nutre di nettare. Non vedo l'ora, di poter declamare a gran voce il nome della mia geniale invenzione: "Tioetere del cloroetano". Nessuno ne capirà il significato, questo è certo... Ma comprenderanno la sua potenza. La sua capacità di porre fine ad ogni Guerra. Questo la capiranno, oh sì. E finalmente, potrò avere da loro il riconoscimento che sento di meritare. Finalmente, potrò sentirmi degno.
Il Pensiero, la linfa che rende l’essere umano unico e irripetibile, deve essere esercitato per raggiungere la libertà e la felicità. Tuttavia, esistono le guerre, che del Pensiero fanno un orpello non necessario. Trasformano uomini e donne in animali feroci, pronti a scannarsi per la posizione migliore lungo un fiume per abbeverarsi, e li rende incapaci di trovare una mediazione in cui tutti possano trovare un vantaggio e distendere ogni conflitto. La salvezza è nel dovere quotidiano, nel lavoro fatto bene, nell’obbedienza come forma di libertà. Nella gerarchia come ordine naturale. La Fede in qualcosa di più grande è il baluardo che ponga un limite all’efferatezza delle armi. La fede non è sentimento. È metodo. È disciplina. È volontà.
Punto il dito sulla mappa. Dai rilievi militari apprendo che lì sorge una collina. Dai calcoli strategici comprendo che si tratta di un'ottima posizione per una batteria d'artiglieria. Dalle linee colorate constato che quel posto appartiene al nemico. Non so nient’altro. Non ho bisogno di sapere altro. Sono a miglia di distanza da quella collina e basterebbe un mio ordine per muovere lì una compagnia di fanteria pronta a morire. Per il Regno. Per me. Ogni cosa proietta un’ombra, e quella di una vittoria si genera dal sacrificio necessario. E quel “necessario” lo decido io, ponendo sul piatto della bilancia le vite dei soldati, che come mie monete pagano quel che serve spendere. Ecco cosa possono fare queste mie mani. Non è solo morte. Basterebbe un solo mio ordine e come un pittore tingerei quel punto sulla mappa dei nostri colori, mentre la collina si arrossa di sangue. Credo esista un motivo se le quattro lettere che formano il cuore della parola “stratega” siano le stesse che servono per scrivere “arte”. Non è solo morte.